Scuola, nella PA gli stipendi più bassi sono quelli degli insegnanti. Ecco i dati

Daniele Di Giovenale - Scuola

Scuola, all'interno della Pubblica Amministrazione gli stipendi più bassi sono quelli degli insegnanti, lo rivela una statistica dell'Aran. Ecco i dati pubblicati nel 2017 relativi alle retribuzioni del 2015

Scuola, nella PA gli stipendi più bassi sono quelli degli insegnanti. Ecco i dati

Scuola, all’interno della Pubblica Amministrazione gli stipendi più bassi sono quelli degli insegnanti. Fanalino di coda per i docenti, secondo i dati raccolti e pubblicati dall’Aran, l’Agenzia che gestisce le contrattazioni con i sindacati per conto del Governo.

I dati dell’Aran, che raccolgono informazioni sugli stipendi dei dipendenti della Pubblica Amministrazione si riferiscono alle retribuzioni del 2015. Non è azzardato ipotizzare che nel 2017 la situazione sia più o meno la stessa e che gli insegnanti restino tra i dipendenti statali con lo stipendio più basso.

La statistica dell’Aran permette di fotografare lo stato delle retribuzioni sia differenziate per settore, sia comparato alle annualità precedenti.

Quanto guadagna in media un insegnante e quali sono i settori della Pubblica Amministrazione che invece godono degli stipendi più alti? Ecco una sintesi dei dati del rapporto Aran 2017 relativo ai redditi del 2015.

Scuola: nella PA gli stipendi più bassi sono quelli degli insegnanti. Ecco i dati

Il personale della scuola - insegnanti e ATA - è quello, all’interno della Pubblica Amministrazione, con lo stipendio più basso. Se si dà uno sguardo alla situazione degli stipendi nel pubblico del 2015 si può riconoscere, come è facile aspettarsi, una situazione variegata caratterizzata da differenze marcate tra le varie categorie ma dove il sistema dell’istruzione figura costantemente nelle ultime posizioni.

La scuola è infatti fanalino di coda in materia di retribuzione: gli insegnanti con 28.343€ annui, sono tallonati a breve distanza dagli impiegati nelle Regioni e Autonomie locali (29.057€) e da quelli dei Ministeri (29.788€).

Nella Pubblica Amministrazione si situa invece al primo posto per retribuzione pro-capite la magistratura con un guadagno medio di 138.481€, seguita dai prefetti (94.117€) e dai diplomatici (93.183€). Anche gli impiegati nelle Autorità Indipendenti non se la passano male con una retribuzione media per dipendente di poco meno di 85mila euro.

Scuola, nella PA gli stipendi più bassi sono quelli degli insegnanti. La diminuzione dal 2011

La scuola segna un altro record negativo: se si pone sotto osservazione la variazione negli stipendi degli insegnanti e del personale scolastico si può notare che, mentre il 2011 ha segnato il record nella remunerazione media all’interno della Pubblica Amministrazione, con un picco sia per lo stipendio fisso che per quello accessorio, da allora gli stipendi pro-capite hanno subito una costante diminuzione.

I dati dell’Aran registrano una leggera contrazione nella retribuzione per i comparti delle Regioni e Autonomie (-700€ circa) e negli addetti al Servizio Sanitario (-300€ ca.). Molto più decisa invece è stato l’arretramento negli stipendi dei lavoratori della scuola, degli insegnanti e del personale ATA, che hanno visto una diminuzione media di quasi 2.000€ nei 4 anni tra il 2011 e il 2015.

Scuola, nella PA gli stipendi più bassi sono quelli degli insegnanti. I dati sul salario accessorio

All’interno della Pubblica Amministrazione i trattamenti accessori si dimostrano caratterizzati da forti squilibri. La differenza in busta paga di questo capitolo può infatti passare da un minimo di 3.266€ (per la scuola) ad un massimo di 26.904€ (per la Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Nella Pubblica Amministrazione la retribuzione media si fissa a 34.145€, ripartita in 26.706€ di stipendio fisso e 7.439€ di trattamenti accessori. Questi ultimi compongono poco meno del 22% del computo totale della retribuzione.

Il salario accessorio può però avere un impatto molto differente sulla contribuzione percepita dal dipendente a seconda del comparto analizzato. Arriva infatti al 47% per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, costituendo così praticamente la metà della retribuzione totale. Lo stesso indice arriva alla quota del 38% per gli Enti pubblici non economici come Inps e Inail.

La spiegazione di una tale preponderanza del salario accessorio può essere fatta risalire a due ragioni principali:

  1. i settori che prevedono un maggior numero di cariche dirigenziali sono maggiormente legate alla produttività e alle prestazioni,
  2. nella somma del salario accessorio finiscono a volte anche voci che sono riconducibili a forme di indennità fissa.

Dall’altra parte della classifica si situa invece praticamente tutto il settore coinvolto nella formazione, a cominciare nuovamente da docenti e personale della scuola pubblica in generale, dove lo stipendio accessorio pesa per il 12% del totale, mentre sale al 15% per le università e per gli Enti di ricerca.

Cos’è il salario accessorio?

Il salario accessorio costituisce una parte della retribuzione erogata al lavoratore e ne rappresenta, di solito ma non solo, la parte variabile. Il compenso percepito è infatti composto da una componente fissa, che è prevista dai contratti nazionali di lavoro, e da una somma ulteriore che viene appunto denominato trattamento accessorio.

Il salario accessorio comprende i compensi derivanti da molte possibili prestazioni del lavoratore. A titolo descrittivo si possono citare:

  • premi di produttività,
  • somme derivanti dal lavoro straordinario effettuato oltre l’orario previsto,
  • indennità di turno o derivanti da disagi per il lavoratore.

Cosa ricade di fatto nella voce del trattamento accessorio può differire sensibilmente a seconda della tipologia di contratto. A volte infatti possono esservi ricomprese anche delle indennità fisse.