Riforma del sostegno 2017: la Buona Scuola cambia l’assistenza agli alunni disabili

Daniele Di Giovenale - Scuola

La riforma del sostegno 2017, attuazione della Buona Scuola, è stata fortemente contestata per le sue novità in materia di integrazione degli studenti con disabilità. Ecco una lista delle problematiche principali.

Riforma del sostegno 2017: la Buona Scuola cambia l'assistenza agli alunni disabili

La riforma del sostegno 2017 per gli alunni con disabilità ha incassato il via libera del Governo e procede il suo iter verso l’approvazione definitiva. Passata all’esame delle Commissioni Parlamentari con il titolo di Atto del Governo 378, è stata fortemente contestata per le misure che, si denuncia, imporrebbero un passo indietro in materia di integrazione dell’alunno con disabilità.

La riforma è stata oggetto giovedì scorso di una manifestazione tenutasi a Roma davanti piazza Montecitorio dalla Rete dei 65 movimenti, ora lievitati a 100, che ne chiede un profondo ripensamento. La bozza recante “norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità” è uno dei tanti interventi che dovrebbe concorrere ad attuare le previsioni della legge 107/2015, quella sulla Buona Scuola.

Riforma del sostegno 2017: la Buona Scuola cambia l’assistenza agli alunni disabili. Le critiche alla continuità

La Buona Scuola 2017, per come formulata nella proposta di decreto, prevede che i docenti di sostegno con contratto a tempo indeterminato che vorranno passare su posti comuni dovranno ora attendere 10 anni e non più 5. Secondo l’articolo 12, comma 2 del progetto di riforma, nel computo complessivo delle annualità potrà ricadere anche il servizio prestato prima dell’assunzione a tempo indeterminato, ma solo se effettuato con il possesso dello specifico titolo di specializzazione.

Le criticità di una tale introduzione non sono tanto in ciò che afferma la riforma, quanto in quello che rimane tacitamente permesso. Oggetto di contestazione è il fatto che i docenti di sostegno non abbiano alcun vincolo nei confronti della scuola in cui insegna o di un dato alunno con disabilità.

La riforma del sostegno rischierebbe così di frammentare il percorso formativo dello studente. Non è stata infatti introdotta nessuna previsione che possa garantire all’alunno continuità nella relazione con il docente incaricato di seguirlo. Viene così ad aumentare il rischio di irregolarità nel percorso educativo dello studente con disabilità che potrebbe spesso trovarsi nella situazione di doversi confrontare con nuove figure di sostegno.

Riforma del sostegno 2017: con la Buona Scuola c’è il rischio sovraffollamento

Ulteriore elemento di allarme è costituito dalla quota massima di 22 alunni per classe con un bambino disabile; il vincolo ad oggi è fissato a 20.

L’aumento sembra prefigurare un arretramento in materia di assistenza ad alunni con difficoltà dato che più studenti in un classe comporta una minore attenzione riservata dal docente alle esigenze di quelli maggiormente svantaggiati.

Riforma del sostegno 2017: un’eccessiva burocratizzazione

Un motivo di riflessione aggiuntivo risulta essere l’accresciuto peso di personale burocratico nell’elaborazione e nella progettazione del percorso formativo. In particolare è stato fatta fatta notare l’esclusione delle famiglie e del personale che direttamente opera a contatto con il bambino da importanti processi decisionali.

La riforma del sostegno 2017 prevede infatti una Commissione Medica incaricata di stilare la valutazione diagnostico-funzionale unitamente alle tipologie di prestazioni sociali e sanitarie di cui necessiterebbe l’alunno. La Commissione sarà di carattere sanitario, composta prevalentemente da medici specialisti e non prevede un ruolo determinante di tutte quelle persone che conoscono direttamente il bambino con difficoltà.

Sotto osservazione sono finiti anche i GIT, i Gruppi per l’Inclusione Territoriale. Ne verrà attivato uno per ciascuno dei circa 300 ambiti territoriali su suolo nazionale. La sua composizione prevede quattro dirigenti scolastici, di cui uno con funzione di presidente, e due docenti.

Il GIT si configura come un organo tecnico che avrà tra i suoi compiti la quantificazione delle risorse di sostegno che verranno assegnate a ciascuna scuola. Per fare ciò si dovrà avvalere delle valutazioni diagnostico-funzionali, dei progetti individuali e del Piano per l’inclusione che dovranno essere inviati da ogni istituto. I risultati sull’assegnazione delle risorse sarà successivamente comunicata all’USR di competenza che procederà all’assegnazione definitiva.