Camere di Commercio, riforma al via. Ecco cosa cambia

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Camere di Commercio, firmato il decreto che da ufficialmente il via alla riforma delle CCIAA prevista dal decreto n. 219/2016. Ecco le novità e cosa cambia.

Camere di Commercio, riforma al via. Ecco cosa cambia

Riforma Camere di Commercio al via, con la firma del decreto da parte del Ministro Calenda che autorizza il riordino e l’accorpamento delle CCIAA previsto dal d.Lgsl. n. 219/2016.

Il decreto attuativo firmato dal MISE, come diffuso con un comunicato stampa dell’8 agosto, razionalizza il sistema delle Camere di Commercio, riducendo da 95 a 60 il numero delle sedi in Italia; ogni Regione avrà almeno una CCIAA.

L’accorpamento interesserà le Camere di Commercio con meno di 75.000 imprese iscritte e l’obiettivo è quello di rendere più efficiente l’attività svolta in favore delle imprese, in un complessivo piano di razionalizzazione delle risorse economiche e di maggiori servizi rivolti alle imprese in virtù delle opportunità offerte dal piano Industria 4.0.

Il Piano di riordino previsto dal decreto legislativo 216/2016 in attuazione della riforma Madia prende dunque ufficialmente il via, con la riduzione non soltanto del numero delle Camere di Commercio ma anche delle Aziende speciali, che passeranno da 96 a 58.

Cosa cambia? Ecco cosa prevede la riforma delle Camere di Commercio avviata ufficialmente con la firma del decreto attuativo MISE e quale sarà il destino dei dipendenti che verranno dichiarati in esubero.

Camere di Commercio, riforma al via. Ecco cosa cambia

Sono tre gli obiettivi perseguiti dalla riforma delle CCIAA: efficientamento, efficacia e riorganizzazione della governance. Cosa cambia? La firma del decreto attuativo da il via all’accorpamento e alla razionalizzazione delle Camere di Commercio: passeranno da 95 a 60, con almeno una sede per regione, mentre le Aziende speciali saranno 58 contro le attuali 96.

Già per l’anno in corso la riforma delle CCIAA ha avuto i suoi effetti per le imprese, con la riduzione al 50% del diritto annuale, maggiorato tuttavia del 20%, possibilità prevista dallo stesso decreto legislativo di riordino.

Nei prossimi giorni saranno nominati i commissari ad acta che dovranno provvedere all’accorpamento delle Camere di Commercio, con l’impegno già dichiarato da alcune delle CCIAA interessate dalle novità della riforma di garantire e salvaguardare i livelli occupazionali, professionali e di trattamento economico.

Non sarà sempre così, però, e già da molto tempo il personale delle CCIAA denuncia il fatto che il decreto di riordino, parte della riforma Madia della Pubblica Amministrazione, costringerà molti degli attuali dipendenti a “tornare a casa”.

A denunciarlo è stato, da ultimo, il sindacato USB che ha inoltre sottolineato come con il razionamento dei servizi delle Camere di Commercio le imprese dovranno affidarsi a privati, sostenendo i relativi costi di consulenza e servizio.

Che fine faranno i dipendenti in esubero delle Camere di Commercio?

Con l’avvio della riforma delle Camere di Commercio è previsto che oltre all’accorpamento delle sedi venga stabilito il piano di rideterminazione delle dotazioni organiche del personale dirigente e non dirigente.

Sarà possibile prevedere procedure di mobilità tra le CCIAA, con trasferimenti del personale nelle nuove sedi.

Per i dipendenti delle Camere di Commercio che risulteranno in soprannumero è prevista la ricollocazione presso altre amministrazione pubbliche, in primis presso gli Uffici giudiziari. In ogni caso, prima dell’attuazione delle procedure di mobilità, non sarà possibile procedere con l’assunzione di nuovo personale o con il conferimento di incarichi.

Per il personale di Aziende Speciali e Unioni Regionali è previsto il riassorbimento entro il 31 dicembre 2020 e anche in questo caso saranno bloccate le nuove assunzioni fino a tale data.

In sostanza, il personale delle Camere di Commercio, Aziende Speciali e Unioni Regionali che verrà dichiarato in esubero dopo l’accorpamento potrà ricorrere alla mobilità prima di essere ricollocato presso gli enti locali, con cassa integrazione all’80%. Per chi invece verrà mantenuto in pianta organica dei dipendenti sono in ogni caso previsti trasferimenti presso le nuove sedi istituite a seguito dell’accorpamento delle CCIAA.

Una riorganizzazione che, sebbene prometta di migliorare i servizi offerti alle imprese e di pesare sulle casse dello Stato e sui contribuenti per 50 milioni di euro in meno all’anno, sarà gravata - come sempre in questi casi - da una complessa procedura di ricollocazione del personale.

Riforma Camere di Commercio all’insegna di efficienza, efficacia e riorganizzazione

Dal momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che razionalizza e rende più efficiente il sistema delle Camere di Commercio, i commissari ad acta dovranno predisporre, entro 120 giorni, il piano di riorganizzazione e accorpamento delle sedi nelle Regioni, con la costituzione del consiglio delle nuove CCIAA.

Il piano previsto dalla riforma Madia e avvallato da Unioncamere prevede che entro tre mesi dalla pubblicazione del decreto attuativo dovranno essere messi a punto i servizi rivolti alle imprese sul territorio, con particolare attenzione alle nuove opportunità del piano Industria 4.0 e alle misure rivolte ai giovani, come il progetto di alternanza scuola-lavoro.

Un risparmio pari a quasi 50 milioni di euro all’anno: la pianta organica dei dipendenti scenderà dagli oltre 8.000 a 6.700, questo la maggior critica alla riforma delle Camere di Commercio prevista dalla riforma Madia.

Che fine faranno i dipendenti in sovrannumero? Si attende di leggere ulteriori dettagli, oltre a quanto previsto dal decreto legislativo 219/2016, nel decreto attuativo che dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e ancor di più, a livello regionale, il compito di riorganizzazione spetterà ai commissari ad acta.

Intanto quel che appare chiaro è che la strada da seguire sarà quella di migliorare la qualità dei servizi offerti sul territorio, una sfida per le Camere di Commercio che dovranno ribadire la loro fondamentale utilità per rispondere alle critiche di chi, invece, ne auspica ormai da anni l’abolizione.