Referendum Lombardia e Veneto: l’obiettivo è ridurre il residuo fiscale

Oggi si terrà il referendum consultivo per l'autonomia di Lombardia e Veneto. Analizziamo insieme la questione del residuo fiscale, punto centrale della questione settentrionale.

Referendum Lombardia e Veneto: l'obiettivo è ridurre il residuo fiscale

Oggi 22 ottobre 2017 in Lombardia e Veneto si terrà il referendum consultivo per l’autonomia.

Entrambe le regioni, infatti, vogliono maggiori poteri e competenze per gestire le proprie entrate ed uscite fiscali, riducendo il grado di dipendenza dallo Stato centrale.

Tutto ruota intorno a due concetti cardine: il residuo fiscale e le competenze. Con il referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto l’obiettivo comune è ridurre il residuo fiscale ed aumentare le competenze delle regioni nell’ambito della cosiddetta legislazione concorrente.

Analizziamo entrambi questi concetti per cercare di comprendere quale sia la ratio del referendum in oggetto. Sottolineando subito, tuttavia, come si tratti di un referendum di carattere consultivo e quindi senza alcuna conseguenza immediata dal punto di vista giuridico.

Cos’è il residuo fiscale che Lombardia e Veneto vogliono ridurre con il referendum per l’autonomia del 22 ottobre 2017?

Dal punto di vista tributario, l’obiettivo principale di Lombardia e Veneto è quello di ridurre il residuo fiscale grazie alla vittoria del SI al referendum per l’autonomia del 22 ottobre 2017.

Il residuo fiscale è la differenza positiva tra le entrate e le uscite fiscali del bilancio regionale.

Per effetto del principio costituzionale di solidarietà, tale differenza viene compensata per cui le regioni che presentano un residuo fiscale positivo di fatto aiutano quelle che hanno un residuo fiscale negativo. Analizzando i dati recentemente elaborati dalla Cgia di Mestre è facile intuire quale sia il sentimento dei cittadini lombardi e veneti.

Tutte le regioni del Nord e del Centro Italia presentano infatti un residuo fiscale positivo, come di seguito riportato (dati Cgia di Mestre 2015):

  • Lombardia +53,9 miliardi di euro pari a circa 5.511 euro pro capite;
  • Veneto +18,2 miliardi di euro pari a circa 3.733 euro pro capite;
  • Emilia Romagna +17,8 miliardi di euro pari a circa 4.076 euro pro capite;
  • Lazio +7,3 miliardi di euro;
  • Marche +2,5 miliardi di euro;
  • Umbria +1,1 miliardi di euro.

Purtroppo la situazione è radicalmente opposta al Sud Italia dove il residuo fiscale delle regioni è negativo in tutti i casi. Fanalino è la Sicilia che registra un -8,9 miliardi di euro, seguita dalla Calabria con -4,7 miliardi di euro, dalla Sardegna con -4,2 miliardi di euro, dalla Campania con 4,1 miliardi di euro, ecc.

Ovviamente questo comporta uno scollamento nel Paese, anche se nessuno - salvo trascurabili eccezioni di stampo estremista - mette in dubbio il principio di solidarietà nazionale. Tuttavia esiste una questione da risolvere che è quella dell’efficienze del sistema pubblico nel suo complesso. Il rischio evidenziato da più parti in questi anni è che il livello medio dei servizi tenda ad abbassarsi per effetto di meccanismi di premialità (o comunque di non penalizzazione) verso i comportamenti meno efficienti.

Lombardia e Veneto vogliono maggiori competenze dopo il referendum per l’autonomia

Il secondo grande obiettivo del referendum per l’autonomia in Lombardia e Veneto è quello di aumentare le competenze che oggi si trovano nelle materie di legislazione concorrente.

Ai sensi degli articoli 116 e 117 della Costituzione, infatti, le Regioni a statuto ordinario possono vedersi attribuire maggiori forme e condizioni di autonomia nelle seguenti materie:

  • rapporti internazionali e con l’Unione Europea;
  • commercio con l’estero;
  • tutela e sicurezza del lavoro;
  • istruzione;
  • professioni;
  • ricerca scientifica e tecnologica;
  • tutela della salute;
  • alimentazione;
  • ordinamento sportivo;
  • protezione civile;
  • governo del territorio;
  • porti e aeroporti;
  • reti di trasporti;
  • ordinamento della comunicazione;
  • gestione dell’energia;
  • previdenza;
  • coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  • valorizzazione dei beni culturali;
  • gestione del credito.

Ovviamente si tratta di un elenco particolarmente lungo e complesso. Lombardia e Veneto puntano ad aumentare il più possibile la propria autonomia nell’ambito delle materia sopra elencate.

Tuttavia, ancora oggi manca una visione organica e di sistema, che le ultime due riforme costituzionali non sono riuscite dare (entrambe bocciate dai referendum del 2006 e del 2016). L’ultima riforma costituzionale entrata in vigore, quella del titolo V del 2001, risente comunque di una serie di mancate riforme successive che di fatto ne hanno limitato la portata, per quanto anche quest’ultima riforma non brillasse certamente per chiarezza.

In altre parole, nessuna delle due grandi questioni nazionali - quella settentrionale e quella meridionale - appare risolta, anzi il referendum in oggetto evidenzia uno stato di malessere diffuso lontano dall’essere risolto.