Il reato di diffamazione nel codice penale

Redazione - Leggi e prassi

Reato di diffamazione: normato dall'articolo 595 del codice penale può dare luogo a pene molto serie. Ecco le informazioni più rilevanti sul tema.

Il reato di diffamazione nel codice penale

Reato di diffamazione: il codice penale lo concepisce come modalità di tutela della reputazione e dell’onore della persona. In tal modo si intende garantire l’integrità morale e la dignità dell’individuo. In questo senso la diffamazione viene a configurarsi come un limite della libertà di pensiero tutelata dalla Costituzione (art. 21).

Particolarmente rilevante risulta la combinazione di espressioni configurabili come diffamazione con i nuovi social media, dal momento che la loro diffusione tramite questi canali dà luogo ad una delle aggravanti previste dal codice penale.

Cerchiamo di fare il punto in materia di reato di diffamazione facendo riferimento al dettato del codice penale e alla giurisprudenza consolidata in tema.

Il reato di diffamazione nel codice penale

La diffamazione è un reato normato dall’articolo 595 del codice penale con il quale si punisce chi reca offesa alla reputazione di una persona non presente. Le pene possono arrivare fino a 3 anni di reclusione e 2.000 euro di multa.

La diffamazione, a differenza dell’ingiuria (depenalizzata dal 2016), si configura come un’offesa all’onore compiuta in assenza della persona denigrata. Il codice penale specifica come la diffamazione per essere tale e, quindi, per dare luogo alle relative pene deve essere comunicata a più persone.

Riassumendo quindi la diffamazione punita dal codice penale ha le seguenti caratteristiche ed elementi essenziali:

  • reca offesa alla reputazione della persona,
  • deve essersi consumata in assenza della persona offesa (in caso contrario si configura l’illecito di ingiuria),
  • deve essere comunicata a più persone.

È riservato al giudice la determinazione, nel caso specifico, di quali espressioni possono essere ricomprese all’interno del reato di diffamazione. I margini riconosciuti alla lettera del codice penale possono essere molto ampi dal momento che, a titolo d’esempio, l’affissione al portone condominiale dei nominativi dei condomini morosi è stato recentemente riconosciuto come reato di diffamazione (Cass. n. 39986/2014).

Reato di diffamazione: le pene indicate dal codice e aggravanti

Il reato di diffamazione può dare luogo a delle pene anche molto rilevanti arrivando fino alla reclusione. Le pene a cui si è soggetti secondo il codice penale (ex art. 595) sono riassunte nella tabella seguente, completate con l’indicazione delle aggravanti:

Reato di diffamazioneReclusioneMulta
Diffamazione semplice Fino a 1 anno Fino a 1.032 euro
Diffamazione per attribuzione di un fatto determinato Fino a 2 anni Fino a 2.065 euro
Diffamazione per stampa o mezzo altro mezzo di pubblicità Da 6 mesi fino a 3 anni Non inferiore ai 516 euro

Reato di diffamazione: la comunicazione a più persone nel codice penale e nella giurisprudenza

Come già accennato, il reato di diffamazione è ascrivibile ad un comportamento lesivo della reputazione della persona se viene comunicato a più persone. L’orientamento della giurisprudenza in materia si è consolidato in un’interpretazione estensiva della diffamazione che viene a comprendere anche le offese fornite mediante la rete.

Il requisito della comunicazione a più persone richiesto per il reato di diffamazione si considera soddisfatto anche se la diffusione avviene progressivamente o in momenti successivi (Cass. n. 7408/2011) come nel caso del passaparola. Viene punito ai sensi del codice penale anche un’offesa inviata ad una persona specifica che può però essere fattivamente intesa da più persone (Cass. n. 10263/1981).

Di particolare delicatezza risulta essere la questione della diffamazione descritta dal codice penale in relazione ai nuovi mezzi di comunicazione. A tal proposito è bene sottolineare che l’aggravante di comunicazione per mezzo di stampa o altro strumento di pubblicità viene a verificarsi anche nel caso di condotte diffamatorie perpetrate su social-network (Facebook, Twitter, ecc.).

La stessa aggravante per diffusione mediante mezzo di pubblicità (c. 3, art. 595 del codice penale) viene a configurarsi anche se espressioni configurabili come reato di diffamazione vengono diffuse per mezzo di posta elettronica, anche mediante lo strumento del “forward” (Cass. n. 29221/2011).