Le prostitute devono pagare le tasse?

Redazione - Imposte

Secondo una recente sentenza della Cassazione anche le prostitute devono pagare le tasse e sono tenute alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Ecco perché.

Le prostitute devono pagare le tasse?

Anche le prostitute devono pagare le tasse: nonostante si tratti di una professione contraria al buon costume e non regolamentata anche chi esercita attività di prostituzione è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi e a pagare regolarmente le imposte dovute.

A stabilire una volta per tutte che le prostitute devono pagare le tasse è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22413 del 4 novembre 2016: ogni attività legale, seppur non direttamente regolamentata, è sottoposta al regime fiscale vigente e pertanto agli obblighi fiscali connessi all’attività svolta.

Nonostante ci sia ancora chi crede il contrario, in Italia la prostituzione è legale e pertanto professioniste e professionisti del settore sono tenuti a pagare regolarmente le tasse e ad emettere fattura nei confronti dei propri clienti.

Anche le prostitute devono pagare le tasse

Che le prostitute siano tenute al versamento Irpef, Iva e agli adempimenti fiscali collegati alla propria attività è ormai un dato di fatto.

L’Agenzia delle Entrate può, in caso di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, accedere ai conti bancari della prostituta ed emettere avviso di accertamento e sanzioni per omesso adempimento degli obblighi fiscali.

Secondo l’ormai assodata interpretazione della Giurisprudenza la prostituzione è un’attività di lavoro autonomo: se esercita in forma abituale si tratta per l’appunto di redditi da lavoro autonomo mentre, se si tratta di prestazioni occasionali nella dichiarazione dei redditi bisognerà compilare la sezione “redditi diversi”. In ambedue i casi è obbligatorio quindi il pagamento delle tasse.

Le prostitute devono emettere fattura e pagare Iva e Irpef

Dato per certo il fatto che anche le prostitute devono pagare le tasse, la Cassazione ha di conseguenza stabilito che è fatto obbligo di emissione della fattura ai fini fiscali ai propri clienti e all’applicazione dell’Iva sull’importo pattuito per la prestazione.

La prostituzione esercitata sia nella forma di lavoro autonomo abituale che occasionale è tassata ai fini delle imposte sul reddito. Irpef e Iva dovranno dunque essere addebitata al cliente nella fattura di pagamento.

A tal proposito è utile riportare il testo di un’ulteriore sentenza della Cassazione, la n. 15596 del 27.7.2016:

l’esercizio della attività di prostituzione, abituale o occasionale che sia, genera comunque un reddito imponibile ai fini Irpef, trattandosi, nel primo caso, di redditi assimilabili al lavoro autonomo, e, nel secondo caso, di redditi rientranti nella categoria residuale dei redditi diversi previsti dall’art.6 comma 1 lett.f) d.P.R. 22 dicembre 1986 n.917; il requisito della abitualità è invece rilevante ai diversi fini dell’assoggettamento dei proventi dell’attività di prostituzione anche alla imposizione indiretta (Iva) ai sensi dell’art.5 d.P.R. 26 ottobre 1972 n.633”.

Ovviamente sono obbligati a pagare le tasse e a presentare dichiarazione dei redditi soltanto coloro che esercitano attività di prostituzione volontariamente: negli altri casi si tratta di sfruttamento e di reato.