Minori stranieri: scuola e istruzione, le uniche vie per l’integrazione

Anna Maria D’Andrea - Scuola

Minori stranieri non accompagnati, l'importanza della scuola e dell'istruzione per l'integrazione. Ma quale lo stato dell'arte e quali le indicazioni del Ministero dell'Interno?

Minori stranieri: scuola e istruzione, le uniche vie per l'integrazione

Minori stranieri: sono più di 25 mila i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia nel 2016 e sembra che il fenomeno non sia destinato a diminuire nel 2017. Secondo Frontex nel 2017 arriveranno in Italia 180 mila migranti e, tra questi, è inevitabile ipotizzare che molti saranno minori non accompagnati.

In Italia, tuttavia, nonostante l’intensificarsi del problema, non esiste ad oggi un valido programma per l’integrazione sociale dei minori stranieri non accompagnati. Recentemente il Ministro dell’Interno Minniti ha proposto un nuovo piano d’accoglienza migranti i quali dovranno, obbligatoriamente, frequentare corsi d’italiano e lavorare per poter aver diritto all’asilo politico.

Lo stesso però non si estende ai minori stranieri non accompagnati, tutelati da leggi internazionali, comunitarie e nazionali e ai quali lo Stato deve obbligatoriamente garantire assistenza e protezione. Quale tutela e quale assistenza?

L’integrazione dei minori stranieri non accompagnati dovrebbe partire, necessariamente, dalla scuola. Il diritto-dovere all’istruzione, quando si parla di minori stranieri non accompagnati, sembra essere agli occhi di opinione pubblica e di una fin troppo folta fetta di rappresentanti istituzionali, un qualcosa in più, quasi superfluo, nonostante anche nei confronti dei cittadini extra-comunitari senza permesso di istruzione vige l’obbligo d’iscrizione a scuola nella fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni.

Eppure, anche nei casi di iscrizione, il tasso di dispersione scolastica resta elevatissimo, soprattutto tra i minori stranieri non accompagnati nella fascia d’età compresa tra i 14 e i 15 anni. Senza istruzione non può esserci integrazione sociale e la scuola, nel caso dei minori stranieri non accompagnati, ha un ruolo fondamentale.

Minori stranieri: scuola e istruzione, le uniche vie per l’integrazione

Parlare di integrazione dei minori stranieri non accompagnati e dell’importanza di scuola e istruzione porta, inevitabilmente, a parlare di accoglienza.

Nel 2015 il Ministero dell’Interno ha pubblicato le Linee guida operative per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e tra i servizi che gli Enti locali devono garantire al minore straniero non accompagnato vi è “l’avvio graduale del minore verso l’autonomia e l’inclusione nel tessuto sociale del territorio tenendo sempre presente il suo superiore interesse”.

I minori stranieri non accompagnati, sulla base di quanto previsto dalle Linee guida operativa dell’Interno, hanno il “diritto all’insegnamento di base della lingua italiana, all’inserimento scolastico e professionale e attivazione di servizi a sostegno dell’integrazione socio-lavorativa del minore e alla definizione di un progetto socio-educativo individualizzato per ciascun minore che sarà formulato tenendo sempre presente il supremo interesse del minore, le sue aspettative e competenze, il suo progetto migratorio, oltre ad essere preferibilmente condiviso anche dal tutore e aggiornato durante l’intero periodo di accoglienza”.

Alla luce dei fatti, però, l’integrazione dei minori stranieri non accompagnati sembra ancora oggi non essere tra le priorità del Governo e degli Enti locali: tra i ragazzi accolti, molti di questi non conoscono la lingua italiana e la scuola nella maggior parte dei casi, non è contemplata tra i diritti del minore e tra i doveri della struttura che eroga il servizio.

Eppure, senza una giusta integrazione e, soprattutto, senza un’integrazione scolastica, qual è il futuro che si prospetta per i minori stranieri non accompagnati? Educatori, operatori e assistenti sociali non hanno un piano per l’integrazione e neppure un piano per l’inserimento scolastico e socio-lavorativo di questi ragazzi.

Ma, è pur vero che nella maggior parte dei casi gli stessi ragazzi accolti non hanno voglia e intenzione di imparare l’italiano; la scuola diventa un obbligo e sono in pochi a cogliere l’opportunità che istruzione ed educazione possono fornir loro per l’integrazione sociale.

A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa fare per favorire l’integrazione scolastica e sociale dei minori stranieri non accompagnati?

Minori stranieri: scuola e istruzione, le uniche vie per l’integrazione

Serve un cambio di strategia. Se la politica non è in grado di affrontare la questione, il problema della reale integrazione dei minori stranieri non accompagnati dovrebbe essere affrontato nel piccolo, nelle singole realtà e partendo dalle risorse effettivamente a disposizione.

La scuola e l’istruzione dovrebbero tornare tra le priorità, in primis di chi - per vocazione e professione - si occupa di accoglienza: educatori, assistenti sociali e pedagogisti al centro. Nonostante la prassi consolidata sia di garantire il minimo indispensabile alla sopravvivenza - un pasto caldo e un tetto sulla testa - in una fase di emergenza sociale l’obiettivo comune dovrebbe essere favorire l’iscrizione a scuola e la frequenza, spingere gli insegnanti delle scuole a promuovere una didattica individualizzata e, soprattutto, educare i minori ad essere consapevoli che l’unica via per l’integrazione socio-lavorativa è l’istruzione scolastica.

Occorre in questo momento, passata la fase di emergenza, mettere tra parentesi la categoria “alunno straniero” e concentrarsi piuttosto sull’identificazione dei bisogni educativi e formativi reali di tutti gli alunni. E la scuola, gli insegnanti e gli educatori hanno il compito fondamentale di promuovere il cambiamento, perché non è in ballo soltanto la vita di un singolo individuo, ma la sicurezza e la stabilità di un’intera società.