Ius soli, legge al Senato: cos’è e cosa prevede la riforma sulla cittadinanza

Alessio Mauro - Leggi e prassi

Ius soli, in programma per oggi la prima discussione in Senato della legge che cambia le regole per ottenere la cittadinanza italiana. Ecco cos'è, cosa prevede la riforma e cosa cambia con la sua approvazione.

Ius soli, legge al Senato: cos'è e cosa prevede la riforma sulla cittadinanza

Ius soli, in programma per oggi 5 luglio 2017 la discussione in Senato del Disegno di Legge che cambia le regole per il conferimento della cittadinanza italiana ai figli di genitori stranieri.

Cos’è lo Ius soli e cosa cambia con la riforma in discussione al Senato? Lo Ius soli prevede la concessione della cittadinanza agli stranieri nati nel territorio dello Stato; la riforma sulla cittadinanza in Italia prevede, tuttavia, regole diverse e specifiche. Con l’approvazione della legge sullo Ius soli verrebbero introdotte in Italia due diverse modalità per l’acquisto della cittadinanza.

Ius soli temperato e Ius culturae: cosa prevedono e, soprattutto, cosa cambia per i figli di genitori stranieri? L’iter legislativo della riforma sulla cittadinanza riprende con la discussione in programma il 5 luglio 2017 al Senato ma non sarà certo facile l’approvazione immediata della legge, tra polemiche e tensioni che già si preannunciano vive a palazzo Madama.

Ecco cos’è lo Ius soli e cosa cambia per i figli di genitori stranieri con la possibile approvazione della riforma sulla cittadinanza.

Ius soli, legge al Senato: cos’è e cosa prevede la riforma sulla cittadinanza

Con la discussione in programma per oggi 5 luglio 2017 in Senato è verosimile che la polemica sullo Ius soli tornerà più viva che mai.

La riforma sulla cittadinanza, oltretutto discussa in un periodo in cui a farla da padrone è il problema degli sbarchi e il rischio terrorismo, è facile preda di propaganda e di strategie partitiche che tutto fanno fuorché spiegare realmente cosa prevede la legge sullo Ius soli in Italia per i figli di stranieri.

Per cercare di capirci di più andiamo per tappe: innanzitutto, cos’è lo Ius soli? Si tratta di un’espressione giuridica con la quale si prevede che chi nasce nel territorio di uno Stato ne acquisti la cittadinanza alla nascita in maniera automatica anche se nato da genitori non cittadini. Il suo opposto è lo Ius sanguinis: la “cittadinanza di sangue”, tradotto in parole semplici.

Ius soli e Ius sanguinis: la legge sulla cittadinanza oggi in Italia

Lo Ius soli in Italia si applica attualmente soltanto in rari casi: per figli di apolidi, ignoti, i discendenti che riescano a dimostrare la catena parentale fino al capostipite cittadino italiano o nei casi in cui non è possibile acquisire la cittadinanza dei genitori.

In tutti gli altri casi vige lo Ius sanguinis: sono cittadini italiani fin dalla nascita soltanto i figli di genitori italiani. Attualmente è previsto che i figli di cittadini stranieri nati in Italia e residenti ininterrottamente fino ai 18 anni acquisiscano la cittadinanza italiana, previa domanda entro il compimento dei 18 anni.

Gli stranieri che risiedono in Italia da almeno 10 anni possono richiedere la cittadinanza italiana dimostrando di aver redditi sufficienti al proprio sostentamento, di non avere precedenti penali e di non essere un soggetto pericoloso per la sicurezza dell’Italia. Si può diventare cittadini italiani anche per matrimonio con un cittadino dello Stato.

Le norme sulla cittadinanza italiana sono attualmente regolamentate dalla legge n. 91/1992. Qualora venisse approvato il Disegno di Legge n. 2092 in discussione al Senato non verrebbe introdotto lo Ius soli in Italia ma due nuove fattispecie: lo Ius soli temperato e lo Ius culturae.

Ius soli, legge al Senato: cosa prevede la riforma sulla cittadinanza

La riforma sulla cittadinanza prevede l’introduzione dello Ius soli temperato in Italia. Il Disegno di Legge in discussione al Senato prevede che acquisti la cittadinanza per nascita e previa richiesta chi nasce in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno in possesso del permesso di soggiorno permanente o di lungo periodo.

Già con questa prima indicazione è chiaro che non si tratta dello Ius soli “puro”, ma che sono richiesti ai genitori alcuni specifici requisti, tra cui il soggiorno in Italia per almeno 5 anni (requisito temporale per aver diritto al permesso di soggiorno di lungo periodo - si perde in caso di assenza di durata superiore ai due anni consecutivi).

Il permesso di soggiorno di lungo periodo agli stranieri è concesso, inoltre, nel rispetto dei seguenti requisiti:

  • reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
  • disponibilità di un alloggio con i requisiti di idoneità previsti dalla legge;
  • superamento del test di conoscenza della lingua italiana.

Non hanno diritto al permesso di soggiorno per lungo periodo:

  • stranieri pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.
  • chi soggiorna in Italia per motivi di studio o formazione professionale;
  • stranieri accolti per motivi di protezione temporanea o per motivi umanitari;
  • stranieri che abbiano chiesto la protezione internazionale e siano in attesa di una decisione definitiva circa tale richiesta;
  • titolari di un permesso di soggiorno di breve durata.

La legge sullo Ius soli in Italia prevede inoltre che l’acquisto della cittadinanza non sia automatico ma richiesto: i genitori devono presentare una dichiarazione di volontà dopo la nascita del figlio entro il compimento dei 18 anni.

Dopo i 18 anni il figlio può richiedere la cittadinanza italiana presentando istanza entro i successivi due anni.

Ulteriore modalità di acquisizione della cittadinanza prevista dal Disegno di legge n. 2092 è lo Ius culturae, vediamo cos’è e come funziona.

Ius culturae: cosa prevede la riforma sulla cittadinanza

C’è chi l’ha definito un atto di civiltà dovuto e chi sostiene che si tratti di un passo fondamentale per l’integrazione degli stranieri: lo Ius culturae è una modalità di acquisto della cittadinanza totalmente nuova in Italia.

Secondo quanto previsto dalla riforma sulla cittadinanza, i minori stranieri nati in Italia o che vi abbiano fatto ingresso entro i 12 anni acquistano la cittadinanza se hanno frequentato regolarmente in Italia un percorso formativo di almeno 5 anni.

Lo Ius culturae così come previsto dalla riforma è rivolto ai figli di stranieri che hanno frequentato:

  • uno o più cicli di istruzione del sistema nazionale italiano (per i corsi di istruzione primaria è richiesta la conclusione positiva del corso);
  • percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale.

Anche in questo caso la cittadinanza si acquisisce dopo aver presentato dichiarazione di volontà presso il Comune di residenza del minore e può essere richiesta o dal genitore legalmente residente in Italia ovvero dall’interessato entro due anni dal compimento dei 18 anni.

Sempre nell’ambito dello Ius culturae la legge di riforma della cittadinanza introduce una nuova modalità di naturalizzazione, che potrà essere concessa con provvedimento dal Presidente della Repubblica agli stranieri arrivati in Italia prima dei 18 anni e legalmente residenti da almeno 6 anni qualora abbiano frequentato e conseguito un titolo di studio.