Francesco Carfagna, viticoltore del Giglio: 8.000 euro di multa e carcere per aver tagliato rovi e sterpaglie

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Francesco Carfagna, viticoltore dell'Isola del Giglio, è stato condannato a pagare una multa di 8.000 euro e a scontare 11 giorni di carcere per aver tagliato rovi e sterpaglie senza autorizzazione. Tutela dell'ambiente o oppressione?

Francesco Carfagna, viticoltore del Giglio: 8.000 euro di multa e carcere per aver tagliato rovi e sterpaglie

Tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico o oppressione? La storia di Francesco Carfagna, viticoltore dell’Isola del Giglio, fa riflettere e non può non causare sdegno.

Carfagna è stato condannato dal Tribunale di Grosseto al pagamento di una multa da 8.000 euro e a scontare 11 giorni di carcere per aver tagliato rovi e sterpaglie nel proprio terreno senza presentare preventiva richiesta di autorizzazione.

L’accusa è di aver violato la Legge Quadro che tutela le aree protette con vincolo paesaggistico, la Legge n. 394/91: la zona, sotto la protezione del Parco dell’Arcipelago, è ritenuta di patrimonio paesaggistico non soltanto per le sue caratteristiche morfologiche ma anche perché è zona soggetta a migrazioni di uccelli.

Senza autorizzazione non si può tagliare la vegetazione dell’area, parte della macchi mediterranea. Lo stesso Francesco Carfagna ammette di aver commesso un errore, tagliando erighe e ginestre in un’area privata ma tutelata dal Parco senza richiedere autorizzazione.

Francesco Carfagna è stato quindi accusato di lottizzazione abusiva di terreno a scopo edilizio e il Tribunale di Grosseto non ammette deroghe ad una legge che più che di tutela ha il sapore di oppressione.

Francesoco Carfagna, viticoltore del Giglio: condannato a pagare 8.000 euro di multa e scontare 11 giorni di carcere

I terreni agricoli dell’Isola del Giglio sono stati per anni pressoché abbandonati; “viticoltori coraggiosi”, come Carfagna, hanno scelto di ritornare alla terra e recuperare un agricoltura ardua e difficile.

Se è vero che lo Stato con la legge 238/2016 promuove interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia “vigneti eroici e storici”, l’accusa inflitta dal Tribunale di Grosseto a Francesco Carfagna è il simbolo di un sistema che va contro i suoi stessi principi.

Da insegnante di matematica a coraggioso produttore dell’Ansonaco, uno dei vini più noti e pregiati dell’Isola del Giglio, Francesco Carfagna è noto come uno dei viticoltori coraggiosi che è riuscito a trasformare terreni rocciosi e terrazzati in un’eccellenza nel settore.

I meravigliosi e ostili vigneti dell’Isola del Giglio sono stati lentamente abbandonati nel corso degli anni; oggi sono pochi agricoltori e vignaioli che hanno deciso di dedicarsi alla produzione di una delle eccellenze dello slow wine italiano, in terreni per i quali sono necessari costi di manutenzione altissimi e lavoro manuale enorme.

Per il Tribunale di Grosseto, 100 mq di sterpaglie valgono più di anni di sacrificio e dedizione; se è vero che la legge non ammette deroghe, quella di Francesco Carfagna è la storia simbolo di un sistema di vigilanza che somiglia più all’oppressione e non alla tutela (di ambiente e cittadini).

La storia di Francesco Carfagna è stata raccontata da diverse testate locali e nazionali e per denunciare una vicenda dai toni paradossali è stato egli stesso a scrivere una lettera, pubblicata dalla Redazione Slow Wine.

Francesco Carfagna: “non si vogliono aiuti né premi, si chiede solo di lavorare in pace”

La richiesta è di poter lavorare in pace; niente aiuti, incentivi economici o premi. La lettera scritta dal viticoltore Francesco Carfagna è una dura accusa contro un sistema legislativo complesso e spesso contraddittorio.

La richiesta non è quella di abbassare la guardia: la tutela paesaggistica è uno dei principi della stessa Costituzione e la minaccia di pene e sanzioni è spesso l’unica via per impedirne gli abusi.

La richiesta di Carfagna è, invece, quella di allentare la morsa della burocrazia che strozza l’imprenditoria agricola di eccellenza e, come egli stesso scrive:

“Se è vero che si vuol favorire il recupero di questa agricoltura, si facciano cessare gli interventi abnormi che lo impediscono. Se non è vero, che si dichiari apertamente che si vogliono rovi e non vigne.”

Quella di Carfagna, ex professore che ha lasciato il posto fisso per dedicarsi alla terra, è diventata una sfida personale per la tutela di quegli ormai pochi agricoltori che scelgono di dedicare la propria vita alle eccellenze Made in Italy.