Flat tax: come funziona? Pro e contro

Redazione - Imposte

Flat tax, come funziona la tassa fissa sui redditi e proporzionale su base familiare, quali sono i pro e i contro della proposta di introdurre l'aliquota unica al 15%? Ecco tutto quello che bisogna sapere, vantaggi e svantaggi.

Flat tax: come funziona? Pro e contro

Flat tax, cos’è e come funziona? Padre italiano della proposta di introdurre una tassazione dei redditi proporzionale ad aliquota fissa del 15% per tutti è Matteo Salvini della Lega Nord che ormai da tempo si batte per sostituire l’attuale sistema di tassazione Irpef per aliquote e scaglioni.

La proposta di introdurre una flat tax proporzionale sia per le famiglie che per le imprese consentirebbe di far calare l’elevatissima pressione fiscale in Italia, tra le più alte nel mondo e, tra i vantaggi c’è chi sostiene che sarebbe un fattore utile ad inibire il fenomeno dell’evasione fiscale.

I contro di chi, invece, ritiene non sarebbe produttivo in Italia introdurre una flat tax proporzionale si concentrano sul fatto che la proposta è in contrasto con il principio di progressività dell’imposizione fiscale e che cancellare la tassazione Irpef per aliquote e scaglioni porterebbe a meno entrate per lo Stato di circa 9 miliardi nel primo anno e 12 miliari all’anno con la sua entrata a regime.

Per capire come funziona la flat tax è bene tuttavia approfondire; il tema della riforma della tassazione sui redditi è quantomai attuale è, oltre alla Lega Nord, è anche il PD ad aver annunciato una riforma Irpef per far calare la pressione fiscale e agevolare la crescita economica in Italia.

Per provare a capirne qualcosa in più abbiamo recentemente intervistato Claudio Borghi, responsabile economico della Lega Nord e Consigliere Regionale Toscana.

Flat tax: come funziona? Pro e contro

Capire come funziona la flat tax è abbastanza semplice perché, rispetto all’attuale sistema di tassazione dei redditi Irpef per aliquote e scaglioni, l’imposta fissa proporzionale sarebbe una vera e propria ondata di semplificazione fiscale.

Le imposte sui redditi con la flat tax verrebbero pagate da tutti in misura fissa: il prelievo fiscale sul reddito da lavoro dipendente, pensione e d’impresa verrebbe uniformato. L’attuale proposta è di introdurre un’aliquota fissa del 15%.

Pro e contro della flat tax? Partiamo dagli svantaggi. Chi ritiene che la tassazione ad aliquota fissa sarebbe svantaggiosa per l’Italia si avvale di due principali motivazioni:

  • la flat tax è contraria al principio di progressività dell’imposizione fiscale stabilito dall’art. 53 della Costituzione;
  • l’Italia si troverebbe a fare i conti con minori entrate nel “bilancio statale”.

Il primo punto è quello sul quale, prima di tutto, è bene concentrare l’attenzione in sede di analisi della proposta di sostituire la tassazione Irpef per aliquote e scaglioni con la flat tax.

La flat tax, sulla base della proposta di legge presentata dalla Lega alla Camera il 15 giugno 2015, introduce accanto all’aliquota fissa del 15%, un sistema di deduzioni proporzionale di 3.000 euro per ciascun componente del nucleo familiare ma da calcolare sulla base del reddito complessivo.

Flat tax: tassazione ad aliquota fissa e deduzioni su base familiare

Ad archiviare l’accusa di incostituzionalità della flat tax in Italia interviene il nuovo sistema di deduzioni, che sostituirebbe tutte le detrazioni e deduzioni attualmente previste dal TUIR, con un importo fisso per ciascun componente del nucleo familiare ma sulla base del proprio reddito.

Al posto delle varie detrazioni per spese scolastiche, farmaci e via discorrendo, il TUIR verrebbe riscritto e “stravolto”:

  • i nuclei familiari con reddito compreso tra 0 e 35.000 euro hanno diritto alla deduzione fissa di 3.000 euro per tutti i membri del nucleo familiare;
  • per redditi da 35.000 euro a 50.000 euro la deduzione è ammessa soltanto per i carichi familiari;
  • i redditi superiori ai 50.000 euro non hanno diritto ad alcuna deduzione.

La flat tax al 15% si applicherà indifferentemente sui redditi da lavoro dipendente e d’impresa al netto della deduzione prevista.

In questo modo l’imposta, anche con la flat tax, risulterà progressiva e in linea con quanto previsto all’art. 53 della Costituzione. Oltre alle deduzioni proporzionate su base familiare si aggiunge l’esenzione per i redditi minimi, la no tax area come d’altronde attualmente previsto.

Dopo aver analizzato la proposta di legge sulla flat tax e aver capito come funziona è arrivato il momento di capire quali sono i pro e quali i contro di una tassazione ad aliquota fissa in Italia.

Flat tax: i pro dei sostenitori della tassazione ad aliquota fissa

Per capire quali sono i pro e i vantaggi della flat tax è utile partire dal vero padre della tassazione ad aliquota fissa: è Alvin Rabushka, consigliere economico di Reagan e professore dell’università di Stanford.

Rabushka è stato ospite nel 2014 di un convegno organizzato dalla Lega per raccontare il progetto aliquota unica del 15% e ne ha spiegato i vantaggi ripercorrendo la complessa situazione del Bel Paese:

“l’Italia è il secondo Paese al mondo per sommerso dopo la Grecia. Con l’aliquota al 13%, come in Russia, non vale la pena imbrogliare, quando sale al 50% purtroppo conviene”.

Secondo il padre della flat tax l’Italia potrebbe trarre soltanto vantaggi dalla flat tax: diminuirebbe il peso dell’evaso, che attualmente è pari a 110 miliardi di euro all’anno, pagare le tasse sarebbe un pro maggiore rispetto a non pagarle e complessivamente verrebbe semplificato il sistema di imposizione fiscale dei redditi.

Tra i pro si sostiene inoltre che con la flat tax al 15% diminuirebbe notevolmente la pressione fiscale: le famiglie avrebbero maggiore potere d’acquisto, le imprese potrebbero utilizzare i propri guadagni per maggiori investimenti e nel complesso l’Italia tornerebbe ad essere un Paese competitivo.

Flat tax: quali sono i contro di una tassazione ad aliquota fissa per tutti?

Una minore pressione fiscale si traduce, per lo Stato, in un minor gettito, il che in parole povere significa meno entrate per le casse pubbliche che, quantificate, sarebbero pari a circa 100 miliardi di euro e il recupero dell’evaso potrebbe soltanto in parte appianare il divario.

Oltre allo svantaggio di conti per lo Stato c’è anche chi sostiene che tra i contro della flat tax c’è sicuramente quello di avvantaggiare notevolmente i più ricchi. Prendiamo ad esempio un lavoratore dipendente con reddito annuo di 70.000 euro.

Attualmente, sulla base della tassazione Irpef per aliquote e scaglioni si troverebbe a pagare un importa pari al 41% (secondo le specifiche regole e modalità previste, ovvero l’applicazione dell’aliquota superiore soltanto sulla parte di reddito eccedente). La flat tax al 15% sarebbe una vera e propria rivoluzione in un caso simile; tuttavia è bene notare che il criterio di progressività sarebbe mantenuto, in questo caso, non applicando alcuna deduzione.

Ulteriore svantaggio per i contrari alla flat tax è la perdita della personalizzazione dell’imposta: attualmente il sistema di detrazioni e deduzioni si conforma alle diverse situazioni familiari e alle caratteristiche del nucleo familiare del contribuente. Un sistema a deduzione fissa, seppur semplificato, finirebbe col far venir meno una serie di detrazioni d’imposta che con il tempo sono diventate agevolazioni a tutti gli effetti, come quelle per la scuola o per i disabili.

Flat tax: si o no? In Italia serve una riforma della tassazione sui redditi

Tra favorevoli e contrari alla flat tax, nonostante la fondatezza di pro e contro alla tassazione ad aliquota fissa, il dato di fatto è che l’Italia ha urgente bisogno di una riforma della tassazione sui redditi.

L’evasione fiscale è diventata in molti casi l’unica alternativa - nonostante sia una pratica totalmente illegale - per sfuggire al rapace fisco italiano ed è ormai assodato che condono e rottamazioni fiscali stanno diventando la cattiva pratica pensata per appianare il tax gap.

Sia che si tratti di contribuenti ad elevata capacità fiscale, imprese o contribuenti con redditi medi, il tema dell’eccessiva pressione fiscale in Italia è uno dei problemi che le classi dirigenziali dei prossimi anni hanno il dovere di affrontare.

Non c’è soltanto la proposta della flat tax a firma Lega Nord in ballo; già negli scorsi mesi il PD aveva annunciato una riforma della tassazione Irpef, con una riduzione delle attuali aliquote e con una diminuzione percentuale di quelle intermedie. L’idea è di intervenire anche sull’aliquota del 23%, quella rivolta a tutti i contribuenti fino a 15.000 euro ad esclusione dei contribuenti in no tax area; ogni punto in meno in questo caso costerebbe 4 miliardi di euro.