Dipendenti pubblici, assenze per malattia più frequenti dei privati. I dati della Cgia

Daniele Di Giovenale - Pubblica Amministrazione

Le assenze per malattia nelle p.a. sono in aumento in tutta Italia dal 2011, ma il quadro cambia se confrontato con i privato.

Dipendenti pubblici, assenze per malattia più frequenti dei privati. I dati della Cgia

Dipendenti pubblici, assenze per malattia più frequenti che nel privato. La Cgia di Mestre ha reso nota una rielaborazione sui dati Inps riferiti all’anno 2015 mettendo a confronto le assenze dal lavoro per malattia nel pubblico e nel privato. Lo studio ha messo in luce sensibili differenze tra le due tipologie di occupazione.

Le assenze per malattia hanno coinvolto più della metà dei dipendenti pubblici (il 57%) nell’anno 2015 per un di più di 32 milioni e mezzo di unità che è rimasta a casa. Il dato è particolarmente rilevante soprattutto se lo si confronta con il settore privato dove gli assenti scendono al 38% del totale.

Se quindi una fetta maggiore del pubblico rimane a casa per malattia rispetto ai loro colleghi del privato, curiosamente lo fa per meno tempo. La media dei giorni di riposo in un anno è infatti per i primi di 17,6 mentre di quasi un giorno in più (18,4) per i rimanenti.

Dipendenti pubblici, assenze per malattia più frequenti dei privati. I dati della Cgia

La Cgia fornisce anche un confronto con gli eventi di malattia registrati nel 2011 tra i dipendenti pubblici e privati, permettendo così di contestualizzare i dati dello scorso anno con il trend attuale. A questo riguardo si può indicare nel settore pubblico un aumento di 11,9 punti percentuali.

Particolarmente allarmante risulta il fatto che nessuna regione italiana ha mostrato una flessione. Maglia nera all’Umbria dove i dipendenti pubblici si ammalano il 20,3% in più rispetto al 2011: seguono Molise (20,2%) e Campania (18,4%). Se si presta attenzione alle aree geografiche allora l’aumento è più significativo nel Nord-Est (+14,7%) e nel Centro (+12,4%).

Se l’aumento degli eventi di malattia è generalizzato in tutta la penisola per il settore pubblico, nel privato la musica è diversa. Qui si registra un incremento modesto del dato con un misero +0,4% con ben 9 regioni su 20 in controtendenza.

Il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo ha commentato il rilevamento statistico sull’aumento delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici precisando:

“È evidente che non abbiamo alcun elemento per affermare che dietro questi numeri si nascondano forme più o meno velate di assenteismo. Tuttavia qualche sospetto c’è. Se in Calabria, ad esempio, tra il 2012 e il 2015 le assenze per malattia nel settore pubblico sono aumentate del 14,6 per cento, mentre nel privato sono scese del 6,2 per cento, è difficile sostenere che ciò si sia verificato perché i dipendenti pubblici di quella regione sono più cagionevoli dei conterranei che lavorano nel privato”.

Lo studio della Cgia: chi è escluso dalla statistica

È da notare in ogni caso che dal computo dei dati del settore privato sono escluse alcune categorie di lavoratori tra i quali gli autonomi, gli impiegati dell’industria, i collaboratori familiari, i dirigenti, i quadri di industria e artigianato. Ciò deve essere ricondotto al fatto che i dati provengono dall’Inps e non tutti coloro che afferiscono al privato godono di indennità di malattia erogate dall’Istituto.

Nell’analisi della Cgia sono perciò inclusi nel comparto del privato i lavoratori dell’agricoltura, gli operai del settore industria, gli operai e gli impiegati dei settori terziario e servizi, gli apprendisti, i lavoratori iscritti alla gestione separata.

Sempre dalla Cgia sottolineano come nel calcolo delle assenze del pubblico non sono comprese quelle causate da gravidanza, dall’assistenza per disabili e dalle donazioni di sangue. “Se fosse stato possibile includere anche le assenze ascrivibili alle fattispecie appena elencate – ha commentato il Segretario della Cgia Renato Mason – probabilmente lo scarto tra pubblico e privato sarebbe aumentato notevolmente, facendo impennare il numero di quelle ascrivibili ai dipendenti pubblici”.