Fattura elettronica obbligatoria dal 2018: cosa cambia per le imprese? Intervista ad Alfieri Voltan (presidente di Siav)

Redazione - Fisco

Intervista ad Alfieri Voltan, presidente di SIAV sulla fattura elettronica obbligatoria dal 2018, oltre che per pa, anche tra imprese private e B2B.

Fattura elettronica obbligatoria dal 2018: cosa cambia per le imprese? Intervista ad Alfieri Voltan (presidente di Siav)

La fattura elettronica obbligatoria è il tema dell’intervista a Alfieri Voltan, presidente di Siav. L’obbligo, previsto già per i rapporti con la Pubblica Amministrazione, potrebbe essere introdotto anche per le relazioni tra imprese private dal 2018, stando alle ultime notizie fornite dal viceministro Casero.

Nell’intervista ad Alfieri Voltan vengono analizzati anche i rivolti negativi che un’introduzione non progressiva della fattura elettronica tra privati potrebbe avere sul sistema economico. La Siav è un’azienda che si occupa di sviluppo software e servizi informatici, con particolare riferimento alla gestione documentale ed alla fatturazione elettronica.

Ecco il video completo dell’intervista e, di seguito, il testo dell’intervento del presidente di Siav Alfieri Voltan.

Fattura elettronica: intervista a Alfieri Voltan, presidente di Siav

Cosa pensa della proposta di introdurre l’obbligo di fattura elettronica B2B già dal 2018?

È sicuramente un provvedimento molto interessante che può dare una forte spinta al sistema produttivo italiano sia in termini di automazione, sia in termini di accettazione dei vantaggi che l’adozione di sistemi informatici e di automazione possono dare al Paese.

La perplessità che io in altre sedi ho esposto è quella della difficoltà di trovare un’applicazione generalizzata per il sistema produttivo italiano. In Italia ci sono circa 5 milioni di imprese: una grande parte di queste sono di piccole dimensioni (negozi, imprese artigiane, e così via) che hanno poca dimestichezza con le strutturazioni delle attività informatiche.

Quindi andrà sicuramente previsto dal Governo una serie di provvedimenti che predispongano una progressività dell’introduzione della fatturazione elettronica.

Bisogna considerare che il provvedimento ci pone sì all’avanguardia in Europa, ma si scontra con la realtà dell’elevata sottoutilizzazione della cultura di strumenti informatici di chi non abbia, come medie e le grandi imprese, una conoscenza informatica interna e anche delle risorse in grado di affrontare questa tematica.

È certo che nella fase di avviamento dovranno essere coinvolte e privilegiate delle strutture di consulenti come i commercialisti e le associazioni di categoria che possano provvedere a dare consulenza e strutture informatiche a chi ne è sprovvisto. Un’introduzione massiccia creerà sicuramente dei problemi, per cui è fortemente raccomandata una progressività di questo provvedimento.

Per riassumere: una proposta che il Governo potrebbe fare è quello di limitare, rispetto alle dimensioni dell’impresa, l’obbligatorietà del provvedimento. In questo senso, che limiti intravede? Li vede più legati alla forma giudica dell’impresa, al fatturato o a altri parametri?

Sicuramente al volume di affari perché spesso è proprio questo elemento che determina la necessità di adozione di strutture informatiche e di competenze interne. Quindi si potrebbe pensare ad un’introduzione per aziende sopra i 50 o 100 dipendenti o sopra un fatturato di qualche milione di euro.

Temiamo presente che già questa limitazione impone numeri rilevanti. In Italia le strutture con più di 3 dipendenti son 4 milioni e mezzo.

Nel mondo professionale, molte figure (commercialisti e altri professionisti del settore) si pongono la questione di che cosa sarà della loro attività dopo l’introduzione della fatturazione elettronica. Non tanto rispetto alle sue modalità, quanto al rapporto con il Fisco che già da qualche anno ha iniziato, per esempio con la dichiarazione dei redditi precompilata, a ridurre il penso di queste figure rispetto alla gestione fiscale dell’impresa.

In un comunicato di Siav, Lei invece ravvede la situazione opposta. Cosa pensa da questo punto di vista?

Va detto che il sistema italiano è abbastanza particolare per il peso della parte burocratica che viene imposta all’azienda. In questo senso va intesa l’attività che fino ad ora è stata affidata ai commercialisti che hanno usufruito di questa complicazione per la loro professione.

Va detto che da tempo è in atto una revisione in particolare della missione dei commercialisti. Credo possano continuare a svolgere il proprio ruolo, fornendo supporto (in questo caso per la fatturazione elettronica) per dare non soltanto consulenza, ma anche nuovi servizi generati proprio dal confronto con provvedimenti di questo tipo.

Nell’ultima occasione in cui il viceministro dell’Economia Casero ha parlato della proposta del governo, ha specificato che il vantaggio principale dell’obbligatorietà della fattura elettronica tra privati già nel 2018 è costituito dalla lotta all’evasione fiscale.

La reazione del mondo dei professionisti è stata quasi unanime nel dire che, rispetto alla lotta all’evasione fiscale, la fattura elettronica non è uno strumento che permette miglioramenti di questo tipo. Il vantaggio si riscontra magari su altri aspetti come nel risparmio di costi o tempi. Lei come si colloca su questa tematica?

Noi non svolgiamo un ruolo politico ma solamente operativo, nel senso che proponiamo strumenti di automazione e di informatizzazione. È chiaro che il viceministro ha ragione ma va detto la fatturazione elettronica lascia prevedere delle ricadute impensabili.

Il fatto di avere un’informazione in tempo reale o molto corta su tutto quello che succede nel mondo economico, incrociata con tutta una serie di altri strumenti (studi di settore, consumi elettrici e di acqua, versamenti Inps) consentono un’immediatezza di analisi delle attività economica più precisa di quella che ci sia oggi.

La cosa importante è che questo non costituisca un peso per il comparto economico, ma semmai che provveda a facilitare, automatizzare e rendere più trasparente l’attività economica; confinando che lo Stato non svolga semplicemente l’attività solamente esattiva e oppressiva sulla parte economica, ma utilizzi questi strumenti per un rilancio dell’economia.