Crowdfunding startup: come funziona?

Redazione - Incentivi alle imprese

Crowdfunding: le startup possono accedere a finanziamenti dal basso per progetti innovativi. Come funziona e cos'è il crowdfunding?

Crowdfunding startup: come funziona?

Crowdfunding: le startup possono accedere ai finanziamenti anche ingenti mediante il sostegno delle persone interessate al progetto. Il sistema permette di poter accumulare somme anche molto rilevanti aggregando investimenti di varie dimensioni. Il crowdfunding è una realtà che ha preso piede già da anni e permette di muovere somme pari a 5,4 miliardi a livello globale.

Questa tipologia di finanziamento collettivo ha generato a volte dei risultati sorprendenti in brevissimo tempo. La banca Monzo, per esempio, ha addirittura accumulato un milione di sterline in 96 secondi. Al di là delle imprese record, come fare e come funziona il crowdfunding per startup?

Cerchiamo di fornire le informazioni più importanti in merito, specificando anche cos’è il finanziamento collettivo.

Crowdfunding startup: cos’è?

Il crowdfunding è una modalità di finanziamento che fa leva sulla partecipazione di molte persone interessate alla realizzazione di un progetto. L’unione fa la forze nel crowdfunding dal momento che si può partecipare anche con piccole somme di denaro che, sommate tra di loro, permettono di raggiungere il budget richiesto per l’avvio di un programma. L’importo totale richiesto viene procurato dalla partecipazione di una ‘folla’ (crowd) di finanziatori.

L’azione del crowdfunding si sviluppa quindi dal basso, permettendo a progetti di potersi sviluppare anche in assenza di banche o di finanziatori di grandi dimensioni, ma facendo riferimento sulla capacità della campagna di aggregare gli investitori sul mercato. È quindi una modalità diffusa e collettiva di finanziamento.

Per chi si chiede come fare crowdfunding il luogo dove andare a cercare le opportunità è il web. È proprio la rete che ha fornito la possibilità di unire anche semplici cittadini attorno a dei progetti interessanti e innovativi. Ad oggi infatti sono presenti molte piattaforme di crowdfunding online che permettono di proporre campagne alla community di utenti.

Crowdfunding startup: come fare e come funziona?

L’Italia è stata una delle prime nazioni a dotarsi di una legislazione per il crowdfunding. I primi soggetti che potevano usufruire delle opportunità offerte dal microfinanziamento erano proprio le startup innovative (D.l. 179/2012). L’estensione disposta dal D.l. n. 3 del 2015 ha reso necessaria una revisione del Regolamento Consob, aumentandone i possibili beneficiari.

Il crowdfunding, per come funziona oggi, è aperto nella versione ‘equity’ a startup e PMI innovative. L’equity crowdfunding consente agli investitori di poter acquisire titoli di partecipazione della futura società.

Le possibilità su come fare crowdfunding infatti si strutturano sulla base della ricompensa che il finanziatore potrà attendersi dal progetto. Si può infatti ricevere denaro sulla base di donazioni senza alcun tornaconto, con compensi non-monetari come ringraziamenti pubblici (reward crowdfunding), o per microprestiti (lending).

Le startup che vogliono avviare delle campagne possono rivolgersi a vari portali online, individuando quello che si adatta maggiormente alle proprie esigenze. I gestori dei portali di crowdfunding devono essere però iscritti all’interno dei registri della Consob: in quello speciale per banche e imprese di investimento, in quello ordinario per i soggetti restanti.

Sono imposte delle limitazioni definite ai gestori dei portali inscritti al registro ordinario. A loro è concessa la facoltà di poter ricevere e trasmettere gli ordini. Si posizionano così come una figura intermedia tra gli utenti interessati e la startup vera e propria. Non possono inoltre essere in possesso di strumenti finanziari di terzi.

Crowdfunding: cos’è una startup innovativa?

Le startup innovative possono avere accesso ai progetti di equity crowdfunding. Cos’è una startup innovativa e quali sono i suoi requisiti? La legislazione impone dei paletti chiari sui criteri da rispettare per rientrare nella categoria.

Nello specifico, si possono definire startup innovative quelle che:

  • non è quotata su mercati regolamentati (o su altri sistemi di negoziazione);
  • è costituita e svolge attività di impresa da non più di 48 mesi;
  • ha la sede principale in Italia;
  • ha una produzione annua non superiore a 5 milioni di euro;
  • non distribuisce utili;
  • è impegnata esclusivamente o prevalente nello sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. In alternativa opera in via esclusiva nei settori di riferimento della disciplina dell’impresa sociale.

In aggiunta le startup innovative inoltre devono rientrare in almeno uno dei seguenti criteri:

  • investire in ricerca e sviluppo (almeno il 15% del maggior valore tra costo e valore della produzione);
  • avere fra i dipendenti più di un terzo di dottori di ricerca o laureati comunque impegnati nella ricerca (ovvero più dei due terzi in possesso di laurea magistrale);
  • essere titolari di diritti di sfruttamento (almeno uno) di invenzioni industriali, elettroniche, biotecnologiche o di nuove varietà vegetali ovvero di diritti relativi a un programma per elaboratore originario.