Cos’è il patto di non concorrenza?

Redazione - Leggi e prassi

Cos'è il patto di non concorrenza? È un contratto stretto da dipendente e datore di lavoro dietro corrispettivo. Vediamo come funziona e le sue caratteristiche dal codice civile.

Cos'è il patto di non concorrenza?

La regolamentazione su cos’è il patto di non concorrenza può essere rintracciata nell’articolo 2105 del codice civile. Il contratto, che deve prevedere sempre un corrispettivo, impone al dipendente di non intraprendere attività in concorrenza con il datore di lavoro al termine del rapporto.

Ai requisiti del patto di non concorrenza sono però imposti dal codice civile limiti precisi, a pena di nullità del contratto. Sarà il giudice ad intervenire in caso di tentativi per provare ad aggirarlo.

Ecco cos’è il patto di non concorrenza e le indicazioni di maggior rilievo da tenere in considerazione a riguardo.

Cos’è il patto di non concorrenza?

Il contratto trova il suo significato nella necessità in capo al datore di lavoro di tutelarsi dalla concorrenza sleale di un suo dipendente. Il patto può essere stretto a fine rapporto di lavoro, durante o all’inizio mediante specifica clausola.

L’accordo in esame, seppure simile, non deve essere confuso con l’obbligo di fedeltà al datore di lavoro, che deve essere rispettato anche in assenza di contratto specifico. Durante il rapporto di lavoro, infatti, il prestatore di lavoro non deve (art. 2105 del codice civile) “trattare affari in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio”.

Il patto di non concorrenza, al contrario, è un contratto facoltativo per il quale la garanzia da parte dell’ex lavoratore di ‘non fare’ viene scambiata per un corrispettivo congruo di denaro.

L’articolo che descrive cos’è il patto di non concorrenza e come funziona è il 2125 del codice civile. Dal testo si desume che il contratto è nullo nei seguenti casi:

  • se non è redatto per iscritto,
  • se non prevede un corrispettivo per l’ex-dipendente,
  • se non prevede limitazioni di oggetto, tempo e luogo.

Dall’ultimo punto si desume come il patto non possa valere in assoluto, ma deve contenere una determinazione spazio-temporale chiara. Il codice civile si esprime sui limiti alla durata del contratto, mentre le ulteriori variabili possono incidere sul corrispettivo che il datore di lavoro dovrà pagare. Vediamo come.

Patto di non concorrenza: corrispettivo per il dipendente

Una delle caratteristiche più importanti descritte dal codice civile in tema riguarda il corrispettivo da versare al dipendente come contropartita per l’obbligo a lui imposto.

Il corrispettivo da pagare per il patto di non concorrenza dovrà essere congruo al sacrificio imposto all’ex-dipendente e non meramente simbolico. Nel caso così non fosse il contratto stipulato potrebbe essere dichiarato nullo in sede di giudizio.

A giudicare sulla congruità del compenso pattuito è chiamato il giudice. Se quindi la legittimità della somma potrà essere decisa mediante contenzioso, è possibile indicare alcuni criteri per la rimunerazione che deve essere percepita dall’ex-lavoratore. Il compenso dovrà tenere conto:

  • delle variabili associate al patto di non concorrenza (oggetto, territorio e durata),
  • della professionalità e della qualifica del lavoratore,
  • della retribuzione precedentemente percepita.

Tali vincoli di massima sono istituiti per tenere conto del minor guadagno e libertà che viene imposta al dipendente sottoscrivendo un patto di non concorrenza.

Patto di non concorrenza: durata

La durata del patto di non concorrenza può essere stabilita in base al contratto siglato. Non può in ogni caso eccedere dei limiti stabiliti dal codice civile (il citato art. 2125, c. 2) segnalati dalla tabella:

Tipologia di lavoratoreDurata massima
Dirigente 5 anni
Altri casi 3 anni

Se il contratto del patto di non concorrenza è superiore alla durata indicata, il suo periodo di validità verrà diminuito fino al raggiungimento dei limiti normativi.